Kintsugi

Kintsugi è la pratica giapponese di riparare con l’oro le tazze in ceramica che si sono rotte accidentalmente.

L’idea di evidenziare l’imperfezione e la fragilità ha delle radici filosofiche più profonde, che possono essere racchiuse in tre parole: mushin, anicca e mono no aware.

Mushin significa lasciare correre e liberare la mente dalla ricerca della perfezione. Anicca significa accettare che tutte le cose nella vita sono destinate a finire. Mono no aware è una forma di empatia verso gli oggetti e la loro naturale decadenza.

Questi concetti della filosofia zen si applicano anche al kaizen sailing, per cui da un incidente in barca dovremmo trarre gli insegnamenti per rendere la barca migliore per le future navigazioni.

Migliorare non significa essere perfetti

Per vincere in regata non è necessario essere i migliori in assoluto, ma è necessario essere più forti degli altri concorrenti. Basta un “corto muso” per poter vincere e non è necessaria (e nemmeno possibile) una supremazia totale. Qualora la supremazia totale si verificasse, dovremmo peraltro chiederci se non stiamo concorrendo in una competizione troppo poco sfidante per le nostre caratteristiche.

Allo stesso modo l’obiettivo dello sportivo in allenamento non è (e non può essere) un passo netto verso la perfezione, ma è una tensione costante al miglioramento. E lo stesso vale per la propria barca, che deve essere sviluppata e migliorata nel tempo.

In quanto tempo? Probabilmente uno sportivo ha bisogno di un paio di anni per riuscire a fare un salto di categoria, è un simile orizzonte temporale è necessario per un refitting completo di una barca se non la si affida ad un cantiere professionista.

Un simile orizzonte temporale scoraggerebbe i più, e rischia di paralizzare ogni intervento volto al miglioramento.

Come fare? Definito un obiettivo finale ad un paio di anni da oggi, è possibile iniziare a fare una lista degli interventi da fare e darsi delle priorità.

La “to do list” deve essere poi aggiornata con cadenza settimanale o mensile, tenendo traccia di ciò che è stato fatto e di ciò che è ancora da fare.

È possibile che nei due anni si rendano necessari nuovi interventi e quindi una nuova prioritizzazione. Poco male, la cosa più importante è partire, evitare l’immobilismo, migliorare e non essere necessariamente perfetti.

Come avere una barca ordinata?

Per avere una barca ordinata bisogna imbarcare solo lo stretto indispensabile. Eliminare il superfluo è uno dei principi fondamentali dell’ordine, catturato anche nel best seller di Kondo Marie “Il Magico Potere del Riordino”.

E dove tenere tutto il resto? Secondo Kondo Marie dovremmo eliminare completamente tutto ciò che non ci serve più. E sicuramente ogni barca, come ogni spazio, nel tempo tende a far accumulare oggetti che periodicamente vanno smaltiti.

Spesso ci capita di avere e tenere in barca anche cose che non si possono buttare (un gioco di vele, un pezzo di ricambio…). In questo caso è utile predisporre a terra (in un box oppure in un baule vicino all’invaso) un piccolo ripostiglio per tutte queste cose. È spesso l’unica soluzione per tenere la barca pulita, leggera e ordinata.

Nutrire un’idea

Un’idea è come una piccola pianta che dal seme è appena spuntata fuori dalla terra. In quel momento nessuno di noi è in grado di dire se quell’idea diventerà una pianta rigogliosa, oppure se si tratta solo di un’erbaccia.

In quel dato istante, quando un’idea sta per nascere abbiamo la possibilità di stroncarla sul nascere con un atteggiamento critico oppure di nutrirla ed essere noi stessi a contribuire affinché possa diventare pianta rigogliosa invece che un’erbaccia.

Come si uccide un’idea? Provate a pensare all’idea di una vacanza in un posto esotico, e pensate a tutti i buoni motivi per non andarci: “È costoso” “Il viaggio è lungo e faticoso” “Potrebbe succedere qualcosa quando sono via”…

Come si nutre un’idea? Provate a pensare alla stessa vacanza, ma ora pensate a tutti i buoni motivi per andarci: “È un bel premio dopo alcune settimane di lavoro” “È la possibilità di rilassarsi al caldo”. E poi pensate a tutto quello che potreste aggiungere per nutrire quell’idea: “Possiamo andarci con gli amici e con la famiglia” “So di un amico che è stato ai Caraibi, voi che ti metta in contatto?”.

La differenza tra uccidere o nutrire un’idea è legata al nostro approccio, che può essere critico o propositivo. Può sottindere un “No” oppure un “Sí, e…”. Aggiungendo quello che può essere importante per noi (“Sí, e se prenotiamo per tempo così possiamo anche risparmiare”) è possibile nutrire un’idea indirizzandola verso gli aspetti più rilevanti in quel momento o secondo la nostra prospettiva.