L’ottimismo è una competenza di leadership

L’ottimismo è una disposizione psicologica orientata a guardare favorevolmente il corso degli eventi. Di fronte ad un bicchiere riempito a metà di acqua, l’ottimista tenderà a vederlo mezzo pieno (o, addirittura, tutto pieno visto che la metà rimanente è piena di aria), mentre il pessimista tenderà a vederlo mezzo vuoto.

Nella cultura italiana, la critica strisciante verso le persone ottimiste è legata alla possibilità di diventare naïf e illusi rispetto alla realtà dei fatti.

Viceversa, essere ottimisti e positivi rispetto agli eventi significa essere capaci di prevedere e creare un’opportunità di fronte ad un fallimento o un errore. Questo atteggiamento permette di attivare ogni risorsa per cambiare il corso degli eventi, e contagiare gli altri verso una prospettiva più costruttiva.

Daniel Goleman, nel suo libro “L’intelligenza emotiva”, teorizza come conoscenza di sé, persistenza ed empatia siano elementi dell’intelligenza umana cruciali nell’ influenzare la vita delle persone.

Esempi efficaci di leadership in questo senso possono venire dallo sport. In cui è cruciale che un individuo (leader) creda nella possibilità del raggiungimento della vittoria e poi contagi gli altri per avvicinarsi o centrare l’obiettivo. La partecipazione ad una gara diventa così l’opportunità di poter vincere, e non il rischio di fare una figuraccia. Credere poi nel raggiungimento degli obiettivi di vittoria è un viaggio che appartiene a qualsiasi dinamica competitiva.

Per questo l’ottimismo è una competenza di leadership cruciale.

Il circolo di influenza

Ogni persona è quotidianamente esposta ad una serie di informazioni che possono rasserenare o preoccupare, come può accadere leggendo le notizie del giorno. Allo stesso modo, ognuno è costantemente sfidato da situazioni che si vengono a creare, sebbene spesso siano fuori dal proprio controllo diretto o indiretto. 

Lo aveva già capito Aristotele, a cui è stata attribuita la citazione: “Se c’è una soluzione, perché ti preoccupi? Se non c’è una soluzione, perché ti preoccupi?”; se davvero non abbiamo nessuna influenza su una certa situazione, che senso ha investirci del tempo?

Eppure gli esseri umani continuano a investire tempo a pensare ed agire su cose assolutamente fuori dal loro controllo. Questa predisposizione implica la tendenza a distrarre l’attenzione e sottrarre energia dalle cose che invece possiamo influenzare. Come persone possiamo infatti decidere se avere un approccio proattivo rispetto ad una situazione che possiamo influenzare, o se invece stressarci e preoccuparci rispetto ad una situazione su cui non abbiamo controllo.

Questi concetti hanno trovato una concettualizzazione formale nel libro “The 7 Habits of Highly Effective People” di Stephen Covey, che distingue tra:

  • Circolo di preoccupazione (in inglese circle of concern), ovvero cose di cui ci preoccupiamo, ma fuori dal nostro controllo.
  • Circolo di influenza (in inglese circle of influence), ovvero cose di cui ci preoccupiamo, e sulle quali possiamo esercitare un’influenza.
  • Circolo di controllo (in inglese circle of control), ovvero cose su cui non solo possiamo esercitare un’influenza, ma sui cui abbiamo anche un controllo diretto.

Il circolo di preoccupazione riguarda tutte le preoccupazioni che una persona ha nella propria vita: lavoro, famiglia, salute… Anche il risultato della prossima partita della propria squadra del cuore rientra in questo insieme. Tutto quello che è al di fuori del circolo di preoccupazioni sono le cose che consideriamo poco importanti o completamente irrilevanti. 

All’interno di tutte le cose che ci interessano e ci preoccupano nella vita, ci sono alcune cose su cui esercitiamo un’influenza o addirittura un controllo, e altre sulle quali non abbiamo alcuna influenza e tantomeno controllo.

Ad esempio, lo stato di salute di un amico può essere qualcosa che ci preoccupa fortemente, ma su cui non abbiamo alcun controllo diretto. Allo stesso modo, possiamo rattristarci per eventi di cronaca, ma non possiamo fare nulla per cambiare il corso della storia.

All’interno del circolo di preoccupazione è possibile identificare un circolo di influenza, ovvero tutte quelle cose che ci interessano e delle quali abbiamo controllo. 

Focalizzarsi sul circolo di preoccupazione genera ansia e stress, senza modificare il corso degli eventi. Viceversa, ci sono cose su cui abbiamo un impatto diretto (circolo di controllo) e cose sui comunque possiamo avere un impatto indiretto (circolo di influenza).

Ad esempio, un individuo non può risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico. Però può decidere se andare al lavoro in macchina o in bicicletta (circolo di controllo). E può anche suggerire ai propri colleghi di usare la bicicletta per andare al lavoro (circolo di influenza).

Il primo suggerimento di leadership è di individuare in modo chiaro ciò che nella vita preoccupa, e poi identificare ciò che possiamo influenzare e controllare al fine di concentrare le proprie energie su queste cose e agire in modo proattivo per incidere sugli eventi verso la direzione desiderata. 

Disperdere energie e preoccupazioni su aspetti fuori dal proprio controllo innesca un approccio reattivo invece che proattivo, e porta ad una spirale di negatività improduttiva, difficile da fermare e che tende anche a contrarre il proprio circolo di influenza.

Viceversa, agire nel proprio circolo di influenza permette di essere efficaci, ridurre lo stress ed anche diventare più positivi e felici.