Libri per regatanti

Avete un amico che ama fare regate e non sapete cosa regalare? Siete dei velisti che si stanno avvicinando al mondo delle regate? Regatare è sempre stata la vostra passione? In questa pagina potete trovare alcuni testi scritti da velisti sportivi sul mondo delle regate.

Idee regalo per un velista

Che cosa regalare ad un velista?

Sicuramente dipende dal budget.

Se hai a disposizione meno di 10 euro puoi pensare di regalare un portachiavi  oppure un cappello da marinaio.

Per circa 15 euro puoi acquistare il mitico coltello Opinel; il più diffuso è l’8 (con una lama di 8,5cm) che puoi trovare su Amazon ad un prezzo molto vicino ai 15 euro.

Intorno ai 20 euro puoi trovare degli ottimi guanti da vela, ma anche dei libri di cucina per la barca.

Intorno ai 25 euro si trova un coltello Opinel appositamente pensato per il mare e la montagna, è l’Opinel 8 outdoor, disponibile in diversi colori. In alternativa, per lo stesso prezzo, è possibile avere un Opinel 8 personalizzato.

Se hai a disposizione circa 30 euro puoi pensare a un manuale di vela o a un libro per regatanti.

Se il tuo budget è di 300 euro puoi regalare un ritratto personalizzato della barca disegnato dal grandissimo Davide Besana.

I manuali di vela

State cercando un manuale per imparare ad andare in barca a vela o per arricchire le vostre conoscenze? Siete sulla pagina giusta. Ecco di seguito i manuali di vela disponibili sul mercato.

Guarda anche libri per regatanti.

L’Atlantic Rally for Cruisers (ARC)

L’Atlantic Race for Cruisers (ARC) è una famosissima regata e, al contempo, l’occasione per equipaggi dilettanti di attraversare l’oceano in sicurezza.

La prima edizione è stata organizzata nel 1986 dalla rivista Cruising World Magazine per volontà di Jimmy Cornell. Da quel momento l’evento è cresciuto in popolarità, raccogliendo nel tempo barche di ogni tipo ed equipaggi di famiglie e amici intenzionati ad attraversare l’oceano in maggiore sicurezza e con la compagnia di altre imbarcazioni.

Oggi l’ARC è organizzata dal World Cruising Club e riunisce ogni anno oltre 1000 persone distribuite su oltre 200 barche. La partenza è a metà novembre da Las Palmas (Canarie) e l’arrivo a Rodney Bay (isola di Santa Lucia), nei Caraibi. Il tragitto viene coperto in circa 8 giorni dalle barche più veloci e circa un mese da quelle più lente, che arrivano prima di Natale.

I dieci giorni che precedono la partenza sono dedicati a incontri di formazione sulla sicurezza in mare, la navigazione oceanica e la meteorologia. Prima della partenza tutte le dotazioni di sicurezza vengono controllate. E durante il percorso le posizioni di tutte le barche sono costantemente tracciate.

Andare a vela sul lago d’Iseo

Il lago d’Iseo o Sebino, grazie ai suoi due venti (il Vét con provenienza da Nord e l’Ora che soffia da Sud) è una meta ideale per praticare lo sport della vela.

In particolare sul Sebino esistono cinque circoli affiliati alla Federazione Italiana Vela (FIV):

  • Associazione Nautica Sebina (ANS);
  • Associazione Velica Alto Sebino (AVAS);
  • Circolo Nautico Bersaglio (CNB);
  • Circolo Velico Sarnico (CVS);
  • Yacht Club Bergamo (YCBG).

E promuovono la vela anche altre tre associazioni sportive:

  • Circolo Velico Tavernola (CVT);
  • Controvento – Circolo Velico Bresciano (CVB);
  • Sportaction.

Il basso lago, dove ha sede il CVS, è caratterizzato da brezze di bassa intensità, mentre l’alto lago, dove hanno sede AVAS, CNB e Sportaction, è caratterizzato da venti di maggiore intensità. Il medio lago, dove hanno sede ANS e CVT, è caratterizzato da condizioni di vento intermedie. Il CVB ha una base nel basso lago e una nell’alto lago, mentre lo YCBG non è presente in modo permanente sul lago, ma è attivo grazie alla pratica di diversi suoi soci.

L’ANS (www.ansebina.org) situata in una posizione molto protetta, a Sulzano, sulla sponda bresciana del lago d’Iseo. È in assoluto il circolo velico più longevo del lago ed è il circolo che ha dato i natali a diversi campioni italiani, europei e mondiali; fra gli altri ricordiamo: i fratelli Cassinari, Andrea Felci, Angelo Glisoni, Alessandra Marenzi, Paolo Penco, Mario Ziliani, Pietro Zucchetti, e l’indimenticabile Giorgio Zuccoli (soprannominato Sebino Express). L’ANS offre la possibilità di rimessare derive e piccoli cabinati sia in acqua che a terra; è dotata di scivolo e gru; offre la possibilità di rimessaggio al coperto; è dotata di un bar-ristorante; organizza corsi di vela e regate; e offre la possibilità di pernottare.

L’AVAS (www.avas.it) ha sede nella parte Nord del lago di Iseo, all’interno del Porto Turistico Cornasola di Lovere (www.portoturisticodilovere.it), sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo. Il Circolo organizza diversi eventi, regate e corsi di vela, mentre gran parte dei servizi sono gestiti da Ora srl, che ha in gestione il porto. Sono circa 300 i posti barca in acqua e 200 quelli a terra (fra interno ed esterno); è possibile rifornirsi di carburante presso una stazione attrezzata; e c’è addirittura un’officina per la manutenzione. Ma non solo: il comprensorio è dotato anche di piscine coperte e scoperte, campi da tennis e da calcio, e ospita anche una società di canottaggio. Un ostello permette anche l’eventuale pernottamento. Rispetto agli altri circoli velici del Sebino è probabilmente quello in cui il parcheggio rappresenta l’elemento più problematico.

Il CNB (www.circolonauticobersaglio.it) si affaccia sulla sponda nord del lago d’Iseo, più in particolare è situato nella località Lido delle Rose a Costa Volpino. È un circolo per sole derive, con servizi ridotti all’osso: rimessaggio per derive e corsi di vela prevalentemente per bambini. Fino a poco tempo fa non era nemmeno dotato di allacciamenti ad acqua ed elettricità, e i soci erano chiamati ad un’attività associativa pionieristica e quindi genuinamente autentica.

Il CVS (www.circolovelicosarnico.it) è situato nel basso lago d’Iseo, a Sarnico, e promuove lo sport della vela dal 1974. La sede permette il rimessaggio di cabinati e derive; è dotata di gru e uno scivolo; e all’interno della clubhouse sono presenti gli spogliatoi e un bar-ristorante. Il circolo è molto attivo nell’organizzazione di regate e corsi di vela, e si contraddistingue per un’atmosfera informale e rilassata. Nelle immediate vicinanze è presente un centro per il canottaggio, un supermercato e una spiaggia attrezzata chiamata Lido Nettuno.

Fra i circoli FIV, assolutamente degna di nota è l’attività dello YCBG (www.ycbg.it) con sede nel suggestivo Lazzaretto di Piazza Goisis a Bergamo. L’attività principale è diffusa in tutta Italia, ma non è difficile trovare qualche socio YCBG sul Sebino data la vicinanza di Bergamo al lago d’Iseo.

Il CVT è un piccolo circolo velico per sole derive situato a Tavernola, sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo. Oltre al rimessaggio di derive, organizza corsi di vela prevalentemente per bambini.

Controvento – CVB (www.controvento-bs.it) è un circolo affiliato alla Lega Vela UISP con sede istituzionale a Brescia e sede di ritrovo a Collebeato, in provincia di Brescia. I quattro Meteor di proprietà dell’associazione sono ormeggiati presso il Porto Tadini di Lovere e presso il Porto Industriale di Iseo. Il Circolo organizza corsi su cabinati articolati in tre livelli (corso base, intermedio e avanzato), oltre a regate e veleggiate.

Sportaction (www.sportaction.it) è una società sportiva dilettantistica che organizza corsi di vela e offre anche la possibilità di noleggiare dei cabinati. Oltre alla vela Sportaction permette di praticare anche canoa, SUP (Stand Up Paddle), windsurf e kite surf. La clubhouse comprende un bar-ristorante e un giardino in cui prendere il sole.

La Centomiglia del Garda

La seconda domenica di Settembre, ogni anno, il lago di Garda ospita la Centomiglia. Si tratta della regata in acque interne più lunga d’Europa e la regata più longeva di sempre in Italia. La risonanza internazionale dell’evento richiama equipaggi da circa una ventina di nazioni.

Dalla prima edizione nel 1951, con 17 barche al via, la regata è cresciuta in popolarità e numero di partecipanti. Le edizioni di maggior successo hanno superati i 300 equipaggi e mediamente sono 200 gli scafi che si sfidano nelle acque del Garda in occasione della Centomiglia.

La partenza è nelle acque antistanti il porticciolo di Bogliaco di Gargnano, località che evoca la forte connessione fra il Garda e la vela; infatti, nella piazza principale sono rimessate diverse barche a vela, come se fossero esse stesse un monumento.

Dopo la partenza i monoscafi sono chiamati a risalire le acque del Garda fino a Torbole, per poi andare verso Acquafresca, Desenzano, e concludere la regata a Gargnano. La partenza è fra le 8 e le 9 del mattino; il tempo massimo per completare il percorso è di 24 ore; i primi ad arrivare hanno bisogno solitamente di poco più di 8 ore; ma sono diversi gli equipaggi che tagliano il traguardo solo a notte fonda.

All’arrivo a Bogliaco un grande bar all’aperto unisce partecipanti e spettatori in una grande festa. Qui, dove la Centomiglia inizia e finisce, è anche la sede del circolo organizzatore della manifestazione: il Circolo Vela Gargnano, che ha portato il suo vessillo anche ad una Coppa America, grazie a +39 Challenge.

Con una formula simile ad un’altra regata di grandissimo successo -la Barcolana-, la partecipazione è libera e vince non solo chi completa il percorso nel tempo minore, ma anche tutti i primi classificati di ciascun raggruppamento. Questo, da un lato, non disincentiva la partecipazione di barche più piccole e meno performanti; d’altro canto, ha permesso negli anni lo sviluppo di barche molto veloci e tecniche che competono nella categoria Open dei libera del Garda per il premio in tempo assoluto. Si tratta di barche spettacolari per via degli equipaggi al trapezio impegnati a tenere dritte belve decisamente soprainvelate.

Negli anni si sono sviluppati diversi eventi collaterali alla Centomiglia, come la Centomiglia Cup, in cui competono i vincitori delle precedenti Centomiglia; o il Trofeo Gorla, considerato a tutti gli effetti l’anteprima della Centomigla e disputato la settimana precedente della Centomiglia; e in generale tutti gli eventi che si disputano nell’arco della 100 Week, la settimana che termina con la Centomiglia e che trasforma il Garda in uno spettacolo di barche e vele.

Lo Zero One Design

Zero One Design (OD) è un monotipo da regata di 6,60 m disegnato da Maurizio Cossutti nel 1999 e diffuso soprattutto nell’area del Golfo di Trieste.

Si tratta di una barca facile da gestire e particolarmente veloce in condizioni di poco vento, dotata di albero alare rotante in alluminio e bompresso in carbonio. La bontà delle sue prestazioni è testimoniata da alcune vittorie nel raggruppamento di appartenenza alla Barcolana, alla Centomiglia e al Trofeo Gorla.

L’equipaggio, in regata, é di tre o quattro persone. Un equipaggio al completo è in grado di alberare e varare la barca in circa un paio di ore di lavoro. E poco di più è necessario per disarmare la barca e prepararla ad un viaggio via terra. La deriva a baionetta può essere retratta per abbassarne il baricentro e facilitarne il trasporto su un carrello monoasse. Allo specchio di poppa può essere attaccato un piccolo motore fuoribordo, che viene stivato a bordo durante la navigazione a vela. Lo spazio sottocoperta è abbastanza sacrificato, anche per via dello spazio riservato alle panche stagne costruite come riserve di galleggiamento per garantire l’inaffondabilità della barca.

Una curiosità è legata al suo nome, “Zero”. Zero è anche il nome dato dagli Alleati all’aereo da combattimento Mitsubishi A6M in forza all’aeronautica militare giapponese fra il 1940 e il 1945. Lo Zero era un aereo leggero, veloce è molto maneggevole. Il monotipo riprende non solo il nome, ma anche il concetto: una barca semplice, ma temuta sui campi di regata.

Fra i suoi principali concorrenti possiamo considerare: l’Ultimate 20, il Laser SB3 e SB20, l’UFO 22, l’H22, il Mono 22 e il J70. Tutte barche dotate di grandi gennaker che permettono emozionanti planate.

La valutazione sul mercato dell’usato può variare tra i 7000 e i 10000 euro a seconda di condizioni e dotazioni.

Caratteristiche tecniche:

  • Progetto: Maurizio Cossutti (1999)
  • Lunghezza scafo: 6,6 m
  • Baglio massimo: 2,45 m
  • Pescaggio: 0,5 m – 1,6 m
  • Dislocamento: kg
  • Zavorra: kg
  • Randa e genoa 125%: 30 m²
  • Gennaker: 50 m²

Perché comprare un monotipo?

Con il termine monotipo si indicano quelle barche a vela da diporto costruite in serie e quindi tutte uguali fra loro. Gli armatori di barche monotipo si organizzano solitamente in associazioni di classe per avere regole che garantiscano che le barche siano tutte uguali. In questo modo in regata emerge la qualità dell’equipaggio e non quella dell’imbarcazione.

Le regole di monotipia stabiliscono quali modifiche sono permesse e quali no. Generalmente le uniche differenze concesse fra barche appartenenti allo stesso monotipo riguardano le vele (comunque con forti limitazioni rispetto ai materiali che possono essere utilizzati) e, talvolta, l’attrezzatura di coperta (rigging). In questo modo diventa decisamente più economico fare regate con barche monotipo rispetto che con imbarcazioni che possono essere liberamente ottimizzate.

Le barche appartenenti a classi monotipo sono generalmente prodotte da uno stesso cantiere e, prima delle regate più importanti, viene fatta la “stazzatura” al fine e di verificare che la barca non abbia subito modifiche.

Le classi monotipo non hanno bisogno di sistemi di compensazione (come i rating ORC, IRC o IMS) per poter regatare ad armi pari. E differiscono sia dalle classi a restrizione -in cui le modifiche sono permesse all’interno di parametri definiti (come nelle classi metriche di stazza internazionale o le barche dell’America’s Cup)-, sia dalle classi libere -in cui tutto è concesso (come i libera della Centomiglia del Garda)-.

Le barche monotipo non solo sono la soluzione più equa (ed economica) di fare regate, ma presentano molti vantaggi anche per chi usa la barca per andare a passeggio. Infatti, la produzione in serie ne riduce il prezzo d’acquisto nel mercato del nuovo e aumenta l’offerta nel mercato dell’usato. Inoltre, è più facile trovare vele di seconda mano e pezzi di ricambio.

Alcuni esempi di barche monotipo sono i seguenti:

Partecipare alla Barcolana con una barca carrellabile

La Barcolana è la regata più partecipata al mondo e se avete un piccolo cabinato o monotipo carrellabile è sicuramente un evento imperdibile. Alla Barcolana possono accedere praticamente tutte le barche a bulbo e sono invece escluse le derive e i multiscafi. Ricordatevi però che, per poter partecipare, è necessario che la barca sia dotata di draglie. Per questo motivo alcuni armatori aggiungono ad hoc dei candelieri. Inoltre, non è possibile utilizzare trapezi per bilanciare la barca.

È chiaramente possibile varare la propria barca in qualsiasi porto limitrofo alla costa triestina e raggiungere poi la linea di partenza della regata via mare. In questo articolo vi segnaliamo in particolare due punti da cui è possibile varare la propria barca in comodità.

Il primo è il molo 0, che è poco distante dalla Società Velica di Barcola a Grignano, ovvero il circolo velico che organizza la Barcolana. Il molo 0 ha il vantaggio di essere gratuito; di avere spazio anche per lasciare l’auto e il proprio carrello quando la barca è stata varata; e di essere non distante dal centro di Trieste. Il principale svantaggio è legato al grande affollamento sia prima, ma soprattutto dopo la regata. C’è infatti una sola gru che esegue le operazioni di varo è alaggio, oltre a supportare nelle manovre per alberare e disalberare.

Un’alternativa sono i Cantieri San Rocco (www.cantierisanrocco.it), che offrono il servizio di varo e alaggio a pagamento. In questo caso è prevista una piccola quota anche nel caso in cui si debba tenere la barca sul piazzale per le giornate precedenti o successive alla regata. Il cantiere è distante dai festeggiamenti legati alla Barcolana, ma le operazioni di varo e alaggio sono un po’ più rapide perché, rispetto al molo 0, sono molte meno le barche e gli equipaggi che optano per questa soluzione. Inoltre, le acque antistanti al cantiere sono all’interno di un’insenatura che, sebbene non sia vicinissima alla linea di partenza della regata, è protetta in caso di Bora. Davanti al cantiere è disponibile un ampio parcheggio.

Una volta varata la barca ricordate una regola molto importante della Barcolana relativa ai motori fuoribordo. Ovvero è obbligatorio avere un motore funzionante a bordo, ma “dal momento del segnale di partenza in poi i motori fuoribordo dovranno essere stati rimossi o mantenuti in posizione verticale” (la penalizzazione è un addebito in classifica sul tempo di completamento della regata).

Riparare la vetroresina

In seguito ad un urto violento la vetroresina di una barca può rompersi. Fortunatamente questo tipo di danni sono completamente riparabili.

Cosa occorre per riparare un buco o un urto su una barca?

  • Carta vetrata di diverse grane
  • Una levigatrice eccentrica con dischi abrasivi di diverse grane
  • Acetone
  • Guanti monouso in lattice
  • Fogli di fibra di vetro di diversa grammatura sulla base del tipo di danno
  • Resina (preferibilmente epossidica) con relativo catalizzatore
  • Stucco (preferibilmente epossidico) con relativo catalizzatore
  • Gelcoat preferibilmente paraffinato (senza paraffina il gelcoat tende a rimanere colloso)
  • Pennello o rullo
  • Spatola
  • Almeno un paio di bacinelle (una vi servirà per pulire il pennello con l’acetone)

In commercio si trovano diversi kit per la riparazione della vetroresina che includono generalmente 1 foglio di di fibra di vetro, la resina poliestere con relativo catalizzatore e una bacinella con pennello. Si tratta generalmente di kit economici ed efficaci per piccole riparazioni, ma é utile segnalare che la resina poliestere é meno elastica della resina epossidica.

In primo luogo é necessario andare a levigare l’area circostante al buco o comunque all’area danneggiata. Non abbiate paura a levigare in modo anche abbastanza esteso: è necessario andare a ridurre lo spessore in tutta l’area circostante perché é dove sarà possibile attaccare i fogli di fibra di vetro ed evitare che la superficie abbia spessori diversi.

Dopo aver levigato conviene pulire l’area con un po’ di acetone. Successivamente identificate i punti in cui il danno è maggiore (ovvero la superficie é meno spessa) e iniziate a tagliare il foglio di fibra di vetro sagomandolo per andare in primo luogo a coprire questi buchi. In questa fase è preferibile utilizzare fogli in fibra di vetro con una grammatura maggiore.

Una volta tagliati i pezzi di fibra di vetro, è possibile preparare la resina. Conviene prepararne piccoli quantitativi, poiché la resina si solidifica dopo circa 30 minuti e, se non applicata, diventa inutilizzabile. Perciò, in un piccolo barattolo mescolare la resina con il relativo catalizzatore.

Dopo aver mescolato per bene la resina è necessario stenderla sulla superficie danneggiata. Aggiungiamo quindi un pezzo di foglio di fibra di vetro e su questo foglio andiamo a stendere nuovamente la nostra resina in modo tale che sia completamente imbevuto.

Continuiamo questa operazione aggiungendo sempre più fogli di fibra di vetro, con una estensione sempre maggiore e con una grammatura sempre più fine. Al termine di questa operazione dovremmo aver ottenuto una superficie abbastanza omogenea e senza grosse differenze di spessore. Procedete sempre creando piccoli quantitativi di resina, aspettando che si cristallizzi, per poi procedere con una nuova stesura.

Quando avete dato i diversi strati e la resina é completamente solidificata, è possibile dare una leggera carteggiata con la carta vetrata. A questo punto create piccoli quantitativi di stucco epossidico e lo andare a stendere al fine di rendere la superficie ulteriormente omogenea. Successivamente potete carteggiare nuovamente per fare in modo che la superficie sia omogenea.

È giunto quindi il momento di dare anche una mano di gelcoat, che può essere dato a spruzzo, o anche tramite un pennello o un rullo. Si consiglia di acquistare il gelcoat già paraffinato o comunque di aggiungere della paraffina, al fine di evitare che il gelcoat resti colloso una volta cristallizzato. Il gelcoat può essere steso abbondantemente sulla superficie: tramite della carta vetro con una grana via via più fine andremo a rendere la superficie completamente liscia.